Ecco la magia! Chi
può partorire, dopo anni di gestazione in un periplo del Golgota,
l’armonica possenza dei colori se non la mano sacrosanta
dell’artista? Attraverso i dieci mondi che attanagliano l’anima
si è mostrata infine la rivelazione, ovvero la giusta visione delle
dinamiche che ci sono state assegnate da Mano Dio per riempire i
deserti della vita.
Quando senti di
avere un incontrollabile bisogno di rivelarti agli altri attraverso
l’arte, in qualsiasi sua specifica sfumatura o branca, musicale,
pittorica scultorea o poetica, lì inizia il tuo percorso di
consapevolezza artistica: esprimerti liberamente, senza vie di
mediazione o veli stesi dalla dea Maya che dell’illusione è
l’architetto, è prerogativa propria del vero artista. L’arte è
la via scelta dalle potenze bianche per portare luce tra la gente.
Chi con le sue dita, accarezza i tasti d’un pianoforte o indirizza
un pennello nella tavolozza dell’insondabile, è delatore di questo
messaggio … un prescelto.
La sensibilità che
l’arte ti offre, sia come dono sia come martirio, è lo strumento
che può stabilire un nuovo equilibrio. Chi rifugge da questa
evidente condizione di empatia col mondo, accantona inevitabilmente
la sua via di liberazione…non sono preconcetti o nozioni di
filosofie filo-induiste, sufiche o ascetiche, sono solo mere
considerazioni sul fatto che alcune persone, più di altre, hanno
realmente il potere di mettersi in sontinia col mondo alfine di
offrire pochi ma vitali spazi di gioia.
La gioia è una
troia ahinoi e il bisogno di raggiungerla può generare una sfilza
mostruosa di attitudini sub-umane, tipo vita mia morte tua… è una
banale considerazione, ma l’egoismo, la prepotenza e l’invidia
sono solo alcune fasi che una persona assaggia con il semplice
intento di ottenere una porzione di gioia. E’ molto più facile,
tanto inabilitati siamo a coglierne la presenza, vedere la gioia,
l’armonia e l’agognata tranquillità a braccetto col nostro
vicino che non sotto il tappeto di casa nostra. L’era moderna è
diventata madre della nostra tirannia, tanto decantata ai suoi albori,
ma come d’altronde lo son sempre state tutte le altre forme di
tirannide nel mondo.
C’è bisogno di
chi ha coscienza di questo triste assetto umano e sveli alla gente la
semplice maniera da adottare per agguantare il senso di benessere.
Ovviamente i nuovi
consapevoli hanno attraversato tutta una serie di “Mondi”
infernali, accecati anche loro da brame idiote o incapaci ancora di
capire il loro ruolo nella vita. L’artista è un illuminato perché
ha tolto tutti i drappi oscuri di rabbia, illusione e frustrazione e
ha capito infine una semplice e sacrosanta verità: il dolore chiama
solo altro dolore come la pace genera in sé altra pacificazione.
Mattia Intersimone
ha calpestato le strade, luminose di nulla, spaziose ed enormi solo
di vuotezza,di illusioni e incomprensioni, ha segato le gambe allo
spirito ingoiando tra bestemmie e risse tutti i conosciuti rimedi
chimici per schiacciare l’oppressione interiore.
Nel rigetto
inguaribile per gli schemi del buon senso comune ha espresso la sua
visione ipertrofica, genuina, per creare una nuova rete di contatti
con il mondo, con le persone, con le anime in pena…
Tutto il suo
tormento, caotico, circense, è stato arginato dalle sue composizioni
pittoriche; il germe della sua arte, del suo stile, ha sciorinato una
sequela di aforismi visivi, soffici esplosioni che imperlano le sue
tele di colori generati dall’alchimia del saggio giovane, dell’uomo
sognatore che fotografa lo stato mutevole del suo amore e di tutti
gli altri, infiniti, amori. Mutevole certo l’amore, come mutevole e
in fase di diuturna ricerca è il suo concettualismo che aborra tutti
i concetti e da risalto all’unico dogma che regola l’esistenza
dell’artista, ovvero dare col pragmatismo voce alla cronaca dei
sentimenti, insondabili ai più, che vorticano come un corollario
attorno alle incognite della vita, così da svelare il senso delle
cose, penetrare nella loro essenza, visitare il nucleo dell’amore,
attraverso i Cuori appunto di Matomat.
Gianantonio
Purgato





